
L’area presbiteriale della chiesa è indicata da un arco trionfale decorato in marmi connessi e nell’arco si aprono due nicchie che accolgono, due sculture tutto tondo, due busti reliquiari seicenteschi che sono dedicati e raffigurano San Pietro e San Paolo, sono decorati a foglia d’oro zecchino. L’area presbiteriale non rispecchia più l’immagine originaria perché i lavori effettuati a metà del 900 circa ne hanno stravolto l’aspetto originario; qui primeggia il dipinto ad olio su tela raffigurante la Madonna Assunta. Il dipinto è di certo una delle opere di pregio della quadreria della chiesa, è inserito in una cornice marmorea incorniciato da una cornice lignea coeva e raffigura appunto la Madonna Assunta che si erge da quello che dovrebbe essere il suo sepolcro per assurgere alla gloria celeste.
La parte inferiore del dipinto simboleggia il distacco dalla condizione terrena , lasciando appunto il sepolcro con accanto una piccola porzione del paesaggio sia a destra che a sinistra della composizione che ha come suo centro a punto apicale la madonna e occupa tre quarti del dipinto , ed è circondata da una schiera angelica intenta a suonare vari strumenti e incoronata da una aurea chiara con dei toni più chiari rispetto allo sfondo del dipinto un esperiente tecnico appunto per far rispecchiare la luce emanata dalla madonna una luce più intensa accanto al suo capo. La madonna è raffigurata con le mani giunte e con un leggerissimo velo dato in trasparenza dal pittore e incorniciata da una schiera di cherubini che le incorniciano il capo a mo’ di corona. L’opera si data nei primi decenni del seicento e si potrebbe attribuire all’opera di Giovan Vincenzo Forli oppure alla mano del pittore cosiddetto pseudo Forli
La più concreta definizione della personalità storica di Giovan Vincenzo Forli è quella fornita dal De Lellis che lo dice napoletano tra i pittori di prima classe nei suoi tempi. L’opera del pittore, che riceve la sua prima commissione documentata nel 1592, di certo è influenzata da opere di stampo controriformato presenti nella stessa Napoli, da quella del Vassari a Marco Pino Da Siena, ma si tratta si spunti che non fanno a meno dell’esperienza caravagesca e che costituiscono solo il punto di partenza perché si manifesti tutto un mondo di scelte artistiche e esperienze personali che lo portano anche in una fase crescente avanzata del naturalismo a riproporre nella sua prima opera nel cristo la tipologia del samaritano che non rinuncia alla bellezza vaporosa dei suoi puttini e ad esprimere ancora la personale maturità di circondare di luce le forme e di tradurre la definizione anatomica in spessore cromatico. Sono tutti elementi che ritroviamo anche nel quadro dell’assunta in cui il cromatismo dell’aurea prima descritta mette in rilievo la definizione anatomica della madonna.
Il dipinto non era originario della chiesa dei santi Pietro e Paolo Il dipinto è stato traslato nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo negli anni 40 del 900, era collocato sull’ altare maggiore della confraternita dedicata all’Assunta, la cui sede è situata accanto alla Chiesa del Santissimo Salvatore di Mercogliano.
La chiesa della Assunta oggi non è più agibile, perciò il sacerdote ha pensato di portare il quadro nella chiesa madre.

Anche questo dipinto rientra nell’opera avviata dal parroco Don Vitaliano Della Sala di restauro della quadreria della chiesa ed è stato restaurato negli anni 2014 2015 da Martino Del Mastro e Antonietta Petruzziello. Il restauro ha permesso di riportare alla luce particolari precedentemente non visibili e di restituire al dipinto la veste cromatica originaria
Nel 1700 al dipinto erano state aggiunte delle decorazioni in argento: una corona ed un collare della famiglia Bianco, con degli orecchini e una collana probabilmente precedenti in oro basso. Queste aggiunte avevano indebolito il supporto cellulosico del dipinto che era stato ispessito per tale motivo. Inoltre erano stati aggiunti degli stucchi che avevano alterato anche la cromia originaria, infatti l’aurea di luce che contornava la figura della Madonna non era più visibile cosi come la schiera angelica di Cherubini si distribuiscono a mo di corona intorno alla Madonna. La cromia originaria era notevolmente alterata da vernici opacizzate ed ingiallite, da depositi coerenti che non lasciavano più intravedere il vibrante gioco cromatico voluto dall’artista e il restauro ha permesso di consolidare il supporto cellulosico, di eliminare strati non pertinenti e le aggiunte metalliche che si erano susseguite nel corso dei secoli.
